I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE E DELL’ALIMENTAZIONE
by Super User
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My Mad Fat Diary è una serie TV andata in onda sulle reti britanniche dal 2013 al 2015, inedita in Italia. Tratta da una storia vera (raccontata in un romanzo autobiografico) e ambientata tra il 1996 e il 1998, segue le vicende della protagonista, Rachel ‘Rae’ Earl, una sedicenne brillante e pungente alle prese con un rapporto molto complicato con il cibo.

Nel primo episodio, Rae esce dalla clinica in cui è stata ricoverata per quattro mesi a patto di continuare gli incontri di psicoterapia e, su consiglio di Kester, il suo analista, scrive i suoi pensieri e le sue confessioni in un diario segreto. Sulle note di Cigarettes & Alcohol degli Oasis, di cui è una fan sfegatata, inizia così il suo racconto, tra irriverenza e autoironia: “Caro Diario, ho sedici anni, peso 105 chili e vivo nel Lincolnshire. I miei interessi includono la musica, l’ozio e trovare un ragazzo figo, anzi no, un qualsiasi ragazzo per calmare la mia sempre crescente eccitazione. Sfortunatamente, ho già un amante che mi fa sembrare incinta: il cibo. Ma c’è differenza tra fare uno spuntino e abbuffarsi… E io non mi abbuffo più”. 

La storia della “vera” Rachel è la storia di tante altre ragazze. La diffusione dei disturbi del comportamento alimentare fra le adolescenti femmine delle società occidentali ha assunto, negli ultimi decenni, dimensioni di carattere epidemico. I numeri e le caratteristiche di questa espansione ne fanno l’indicatore oggi più diffuso del disagio psichico femminile in adolescenza. Questo, però, non vuol dire che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non possano colpire anche i maschi. Per gli uomini, la mancata soddisfazione verso il proprio corpo spesso si manifesta nel desiderio di essere più muscolosi e l’intensa attività fisica rappresenta un metodo di controllo del peso molto diffuso. 

Il Manuale Diagnostico DSM-5 fa rientrare in questa categoria i seguenti disturbi:

• Pica: riguarda la persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, inappropriata per lo stadio di sviluppo dell’individuo, per almeno un mese;

• Disturbo da ruminazione: ripetuto rigurgito di cibo per un periodo di almeno un mese, non attribuibile a una condizione medica o che non si manifesta esclusivamente durante il decorso di anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge-eating o disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo;

• Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo: si manifesta attraverso la persistente incapacità di soddisfare le proprie necessità nutrizionali e/o energetiche, ma non si verifica esclusivamente durante il decorso dell’anoressia nervosa o della bulimia nervosa;

• Anoressia nervosa: riguarda la restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità (che porta a un significativo calo ponderale), un’intensa paura di aumentare di peso e l’alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo;

• Bulimia nervosa: si esprime attraverso ripetuti episodi di abbuffata e da ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi e/o diuretici oppure il digiuno o l’attività fisica eccessiva. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe, in media, almeno una volta alla settimana per tre mesi;

• Disturbo da binge-eating: ricorrenti episodi di abbuffata, almeno una volta alla settimana per tre mesi, senza che vi sia la messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa.

Tratteremo gli ultimi tre disturbi in modo più approfondito nei prossimi post: sono quelli, infatti, che si manifestano più frequentemente. In ogni caso, se già ti sei riconosciuto in queste poche e semplici informazioni e pensi di aver bisogno di aiuto o conosci qualcuno che sta affrontando una situazione simile, potresti metterti in contatto con il nostro Centro.

Spoiler alert: Rae, all’inizio reticente nei confronti del nuovo psicoterapeuta, a fine episodio gli domanda quale sia stata la sua prima impressione su di lei. Kester le risponde che pensa che lei si veda come un oggetto fragile, un uccellino ferito che si agita in una bottiglia ma che, in fondo, sia “una bella tosta”. Nella traduzione dall’inglese all’italiano si perde la sfumatura della risposta del terapeuta: Kester utilizza l’espressione “a pretty tough cookie”, in un gioco di parole in cui sceglie proprio cookie, biscotto, un oggetto da mangiare, per descrivere chi, del cibo, si è avvalso da tempo per esprimere il proprio disagio. Rae, per la prima volta, sorride.

Centro Clinico Mandorlo Bianco