PERCHÉ CI VERGOGNIAMO? E DI COSA? L’ESPERIENZA DI UN SÉ MESSO A NUDO
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Dott.ssa Maria Lucia De Marco

La vergogna è un’emozione sociale secondaria, negativa e complessa, associata alla paura di suscitare valutazioni negative negli altri e di veder compromessa una buona immagine di sé, favorendo nell’individuo un senso d’inferiorità, d’impotenza e di bassa autostima.

Questa emozione può manifestarsi con differenti gradi d’intensità in molte situazioni e contesti, ma il significato che attribuiamo agli eventi comporta delle reazioni diverse tra loro a seconda del proprio vissuto personale. Il desiderio di scomparire, nascondersi, fuggire mentre si prova vergogna si manifesta all’esterno, con una serie di segnali corporei incontrollabili quali ad esempio: evitamento dello sguardo altrui, rossore in viso, sudorazione, tremore, voce bassa, un generale ripiegamento su se stessi, un’espressione del volto impassibile, solo per citarne alcuni. Queste reazioni comportamentali sono accompagnate dalla percezione di diventare “trasparenti” e di “rimpicciolire”. Ciò esprime il bisogno dell’individuo di ridurre al massimo ogni forma di contatto con altre persone e l’esigenza di sottrarsi a qualsiasi tipo di relazione. A volte, la vergogna può provocare reazioni opposte e restare nascosta attraverso sentimenti di biasimo verso gli altri, di rabbia e di attacco a scopo difensivo. In più studi, infatti, è emerso che, chi prova vergogna mostra anche livelli più alti di aggressività.

La vergogna dall’infanzia all’età adulta

La vergogna non è un sentimento tipico solo dell’adulto ma compare generalmente dopo il secondo anno di vita del bambino: è appresa con l’esperienza, la maturazione e l’interazione sociale. La progressiva interiorizzazione, attraverso l’educazione, della distinzione fra ciò che è corretto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, favoriscono nel bambino la valutazione delle proprie prestazioni in relazione a ciò che è socialmente accettabile e ciò che non lo è. Quando il bambino non soddisfa quelle che sono le aspettative dell’adulto si manifesta la vergogna. Questa emozione porta naturalmente il bambino a riflettere sul proprio comportamento e a correggersi, ma se questi episodi di non corrispondenza con l’adulto di riferimento sono troppo frequenti e l’ambiente non è accogliente né rassicurante, potrebbero svilupparsi sentimenti d’inadeguatezza, fallimento e di bassa autostima. 

Nell’adolescenza, la vergogna è sperimentata frequentemente e con una certa intensità. Tale fase di vita, molto delicata per la strutturazione della propria identità, rende più sensibili al giudizio dei coetanei con i quali ci si confronta e dai quali si ha la necessità di essere accettati. L’adolescente, inoltre, percepisce un costante sentimento d’inadeguatezza e di vergogna nel confronto con gli altri a causa della crescita spesso disarmonica del suo corpo, vivendo con disagio, isolamento e senso d’inferiorità la propria immagine corporea.

In età adulta, l’immagine morale e sociale che acquisiamo nei confronti degli altri è fondamentale perché è fonte di affermazione e di riconoscimento personale. Quando questa immagine s’infrange per aver violato norme sociali o giuridiche, il sentimento di vergogna che ne deriva è intenso e dirompente. Questo meccanismo coinvolge di conseguenza l’autostima, senza la quale s’innesca un complesso d’inferiorità, che mina l’identità e l’integrità individuale e quindi il grado di benessere psicologico dell’individuo.

Vergogna e psicopatologia

Provare vergogna, diversamente da quanto si può pensare, è qualcosa di cui tutti nella vita fanno esperienza; insuccessi scolastici o professionali, relazionali, economici, senso d’inadeguatezza per alcuni limiti personali, incapacità di dominare alcune reazioni emotive, etc possono frequentemente essere associati al vissuto di vergogna. È impossibile, infatti, rimanere coerenti con sé stessi in tutte le occasioni o soddisfare sempre le aspettative altrui.

La vergogna può anche avere un effetto benefico, costringendo chi la prova, a rivedere i suoi atteggiamenti, così come il senso di colpa conduce a riparare e riallacciare relazioni ferite o offese. Tuttavia, ripetute autosvalutazioni, indignazioni, umiliazioni presenti a intensità e frequenze elevate in svariati contesti, possono rappresentare un fattore di rischio per l’esordio e il mantenimento di diverse psicopatologie. Vediamone alcune.

DISTURBI D’ANSIA: la vergogna è stata studiata in particolar modo riguardo alla fobia sociale o ansia sociale. La caratteristica essenziale del disturbo d'ansia sociale è un’intensa paura o ansia relativa a situazioni in cui l'individuo può essere esaminato dagli altri (DSM-5, 2014). Il timore del giudizio diviene centrale nel mantenimento della fobia sociale ed è correlato positivamente con l’autocritica e negativamente con l’autostima.

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA): alcuni studiosi come Bromberg (2001), rilevano come la vergogna sia associata a un sentimento di profonda indegnità provato dall’individuo connesso con memorie di tipo traumatico che danneggiano il senso del Sé. Questo tipo di vergogna provata in particolare da pazienti anoressici, potrebbe ricondursi a esperienze pregresse di trascuratezza nella relazione con adulti significativi del periodo infantile o adolescenziale. I DCA un tempo quasi esclusivamente con prevalenza del sesso femminile, stanno registrando un aumento di casi anche nel sesso maschile. Questo fenomeno consegue al cambiamento della società attuale, che vede i giovani soggetti ad alcune influenze, richieste culturali e consumistiche tendenti a valorizzare canoni estetici o sociali.

DEPRESSIONE: la vergogna, evocando un senso di fallimento e impotenza, ricopre un ruolo significativo nel contribuire allo sviluppo di circoli viziosi che rafforzano i vissuti depressivi quali rabbia, odio di sé, crollo di autostima e depressione (Andrew et al., 2002) (Allan e Gilbert, 1997).  Senso di colpa e ferite narcisistiche spesso affollano i pensieri di pazienti depressi. Tutti gli episodi di vulnerabilità, abbandoni e umiliazioni, insulti e critiche vissute nel corso della propria esistenza, possono indurre il soggetto al crollo del senso del sé e dell’autostima. 

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS: la vergogna, in caso di abuso e di aggressioni fisiche, sembra avere un ruolo chiave nel creare e mantenere il senso di pericolo associato al trauma. Sembra, infatti, correlare positivamente con l’autocritica e negativamente con l’autorassicurazione (Amstader & Vernon, 2008). 

Alcuni studi hanno evidenziato due differenti tipi di trauma connessi alla vergogna.

- Trauma da intrusione: in cui qualcuno ha violato i confini dell'individuo; chi soffre delle intrusioni da parte degli altri può sentire di non avere il potere di difendersi sperimentando il Sé come un oggetto a uso degli altri;

- Trauma da esclusione: causato da una generale assenza di vicinanza affettiva (Dagnan, Trower e Gilbert 2002). La vergogna dell’esclusione è associata alla sensazione di aver sempre percepito un disinteresse da parte degli altri e di essere stati raramente notati o desiderati a tal punto che, l’individuo può sentirsi costantemente non interessante per gli altri, né attraente. 

DISTURBI DI PERSONALITÀ: il disturbo maggiormente associato alla vergogna è il Disturbo Borderline Di Personalità (DBP) caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé e degli affetti, e da marcata impulsività (DSM-V, 2014). La vergogna sembra inoltre avere un ruolo importante all’interno delle condotte autolesive. 

Nel Disturbo Narcisistico Di Personalità (DNP), la vergogna è spesso sperimentata ed è associata a un’ipersensibilità alle critiche e a una risposta di ostentata superiorità (Young, 1999; Young et al., (2003);  Behary, 2008). Il DNP è caratterizzato da presenza di un senso di Sé grandioso, eccessiva ricerca di ammirazione e stima, sentimenti d’invidia, arroganza sprezzante e di freddezza accompagnati anche da sentimenti persistenti di vergogna, umiliazione e autocritica. 

Nel Disturbo Evitante Di Personalità (DEP) soggetti con scarsa stima di sé sono coinvolti in una forma di ansia anticipatoria con una tendenza all’isolamento e all’evitamento del contatto interpersonale, onde evitare possibili rifiuti o umiliazioni per paura di dire cose inappropriate, di mostrare segni di ansia o d’imbarazzo di fronte agli altri. L’individuo si pone allora in condizioni d’inferiorità nel tentativo di inibire la potenziale aggressività dell’ambiente circostante. 

La vergogna ci obbliga a fare i conti con la nostra autostima, è l’esperienza di un Sé messo a nudo. La natura stessa di questa emozione e l’impatto che può avere sul benessere dell’individuo rendono questa emozione una dimensione importante da esplorare all’interno della pratica clinica. Convincersi di essere inadatti, non all’altezza della situazione può portare all’isolamento. Nel costrutto della vergogna c’è la credenza di essere una persona non degna di stima, di valere poco. L’individuo, quindi, valuta se stesso in termini negativi e diviene molto attento ai segnali degli altri che possono convalidare questa idea. Si prova vergogna, allora, non solo per quello che si è, ma anche per quello che si fa e per tutte le cose che caratterizzano la propria vita. In questo modo diventa un’emozione che permea l’intero vissuto dell’individuo e può essere assimilata, nella sua intensità, a qualcosa di totalizzante e paralizzante che invade completamente la mente. Quando ciò avviene, il disagio diventa insostenibile e l’ambiente intollerabile, è opportuno entrare nell’area del trattamento per individuare l’intervento terapeutico più appropriato.

Dott.ssa Maria Lucia De Marco