“NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI”: IL FALLIMENTO SCOLASTICO NEGLI ADOLESCENTI
by Super User
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Team Mandorlo Bianco 

Venditti cantava “Notte prima degli esami” forse perché “Notte prima dei tabelloni” non avrebbe avuto lo stesso impatto.

In una scena dell’omonimo film di Fausto Brizzi del 2006, Chicca (una delle protagoniste) scopre - davanti a tutti -  di non essere stata ammessa agli esami di maturità. Il primo piano sul volto dell’attrice, la musica e le urla felici dei compagni ammessi che si affievoliscono lasciando intendere un parziale scollamento della ragazza dalla realtà circostante, rendono tangibili i sentimenti di vergogna e di sconfitta che chiunque si sia trovato in quella situazione potrebbe aver sperimentato. Sentimenti legittimi, peraltro, a ogni età, ma che in adolescenza raggiungono un acume particolare.

Lo sviluppo cognitivo dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni nella società occidentale attuale, infatti, trova nella scuola il suo luogo elettivo di realizzazione. Questo monopolio è particolarmente significativo se pensiamo che l’adolescenza è, per definizione, la fase del ciclo di vita in cui si forma l’identità personale e sociale di una persona. Una ricerca su questo tema, condotta su studenti italiani, ha messo in luce come la scuola rappresenti prevalentemente un contesto di socializzazione e di arricchimento della propria personalità, e non solo un ambito di acquisizione di conoscenze, di competenze e di preparazione professionale. La scuola, quindi, costituisce contemporaneamente una realtà oggettiva, in quanto definita da una propria struttura e dalla sua finalità formativa ed educativa, e da una realtà emotivamente rilevante. Tutto quello che riguarda l’esperienza scolastica, dai rapporti con i compagni e i docenti alle valutazioni in classe, è saturo di significati affettivi e relazionali.

Cosa succede, allora, quando le cose vanno male? Eventi fallimentari continui contribuiscono a minare il senso di “autoefficacia percepita”, che riguarda le convinzioni relative alla propria capacità di essere all’altezza delle situazioni in cui si è coinvolti. Queste convinzioni influenzano in modo decisivo il funzionamento di ognuno di noi, agendo sui processi cognitivi, motivazionali e affettivi. In sostanza, gravi e continui insuccessi contribuiscono a creare, e poi a confermare, un’immagine fallimentare di sé, minacciando l’equilibrio narcisistico. Gli adolescenti di oggi, infatti, sono più vulnerabili alle frustrazioni e ricercano esperienze di rispecchiamento, di valorizzazione del Sé e di conferma del proprio ruolo sociale.

Proprio la fragilità narcisistica degli adolescenti richiede un riflessione specifica su come venga percepito e decodificato il messaggio valutativo. Gli adolescenti ne riconoscono l’importanza, ne accettano gli esiti ma esigono che il voto dato al proprio apprendimento e alla prestazione sia immerso in un “bagno relazionale” fatto di spiegazioni circa le motivazioni di tale esito. Una valutazione negativa come la bocciatura, somministrata in assenza di segnali chiari di una relazione interpersonale (al di là delle lettere e delle telefonate di avvertimento da parte delle segreterie) può non essere accettata e, anzi, essere percepita come una violenza istituzionale nei confronti della persona. La bocciatura è ancora oggi spesso comunicata attraverso cartelloni, in un deserto relazionale che può determinare la sperimentazione di vissuti di mortificazione, quando non il sospetto di una “sentenza somministrata in assenza dell’imputato”: tutti questi elementi evocano scarso contenimento, mancato sostegno all’elaborazione del fallimento e non valorizzano adeguatamente il significato educativo dell’evento. Per questo è importante che allo studente venga esplicitato il motivo del voto ma soprattutto che, fin dall’inizio dell’esperienza scolastica, gli sia comunicato con chiarezza che la valutazione è indirizzata al suo ruolo come studente e alla sua prestazione contingente, non alla persona tout court. 

Per quanto riguarda il senso di autoefficacia, invece, bisognerebbe intervenire aiutando l’adolescente in scacco a lavorare su quegli aspetti disfunzionali che hanno caratterizzato la sua esperienza di apprendimento:

• selezionando e strutturando ambienti che favoriscano lo studio;

• pianificando e organizzando le attività didattiche;

• utilizzando strategie cognitive per meglio comprendere e memorizzare il materiale;

• chiedendo aiuto a docenti e compagni quando necessario. 

Resta, comunque, di particolare importanza l’intervento tempestivo a supporto di coloro che sono alle prese con difficoltà scolastiche, in considerazione dell’effetto traumatico dei ripetuti insuccessi. Per questo, se pensi di aver bisogno di aiuto, puoi metterti in contatto con il Mandorlo Bianco per richiedere un appuntamento.